Siamo tutti Videomaker (ma non lo sappiamo ancora)

Solo chi è così pazzo da pensare di cambiare il mondo lo cambia davvero.

Siamo tutti Videomaker
(ma non lo sappiamo ancora)

20 Agosto 2017 Mobile Journalism 0

 

Telespettatore e telecreatore

Sei miliardi di ore al mese. Sono le ore di filmati che ogni mese nel mondo vengono viste tramite YouTube. Quattrocento sono, invece, le ore che vengono caricate ogni minuto sempre sul popolare Social Media. YouTube è sicuramente il più grande distributore di “contenuti video” al mondo, ma è da ben prima del suo arrivo che abbiamo iniziato il nostro corso “inconscio” di videomaker.
Da metà degli anni 80 le telecamere, e poi le handycam, sono entrate a far parte della vita di molti di noi. Da una parte spendevamo sempre più ore (e poi soldi) davanti alla televisione, prima di stato, poi privata, poi satellitare; dall’altra cominciavamo a diventare produttori di contenuti, che avevano una distribuzione però molto limitata, al massimo il nostro salotto o quello di qualche ignaro amico a cui rovinavamo l’intera serata.

L’avvento di YouTube ci ha dato quel tanto desiderato “palcoscenico” che le nostre produzioni non avevano avuto fino a quel momento. L’introduzione poi così massiccia degli smartphone nelle nostre vite ha chiuso il cerchio. Siamo noi adesso i veri creatori di contenuti.

Guarda e impara

Pochi di noi hanno studiato cinema, televisione, comunicazione e tutte quelle materie che servono per produrre contenuti di qualità. E diciamolo, la cosa si vede. Molti sono i prodotti di bassa qualità o privi di contenuto, ma c’è da analizzare però quanto sia vero anche il contrario.
Tanti sono ora in grado di raccontare delle storie (di solito le proprie, che poco interessano gli altri) e far arrivare il racconto ad uno “spettatore”.
Gente che non ha mai studiato nulla nel campo, gente che fa i più disparati mestieri e di estrazione sociale il più eterogenea possibile.
La scuola in questo caso è stato l’osservare di continuo il mondo intorno a noi.
Siamo ogni giorno a contatto con milioni e milioni di immagini video; le vediamo in TV, le vediamo sui cartelloni pubblicitari moderni, le vediamo sui monitor in metropolitana, le vediamo negli smartphone, anche in quelle odiose pubblicità mentre ci stiamo divertendo come matti con il nostro giochino preferito.

Siamo tutti Videomaker

Senza che se ne accorgessero, molti, forse i più sensibili, i più empatici, i più osservatori hanno sviluppato un senso dell’estetica video proprio come se avessero seguito un corso di videoripresa alla scuola del cinema. Non hanno le basi, fanno tutto in maniera spontanea, innata, ovvia.
Riescono a comporre un’immagine perfetta, bilanciata e utilizzando i vari tipi d’inquadratura senza mai aver aperto prima un libro o aver studiato la situazione. Lo fanno e basta.
Sono Videomaker a tutti gli effetti, come la maggior parte di noi. Siamo tutti videomaker ma non lo sappiamo, ci serve solo qualcuno che ci aiuti a tirare fuori le nostre capacità e sopratutto a farcene accorgere. Dobbiamo trovare la nostra strada e con lo smartphone che abbiamo in tasca (qualsiasi esso sia) possiamo essere in grado, con pochi accorgimenti e un po’ più di consapevolezza, di raccontare le storie che accadono intorno a noi.
Se fino a poco tempo fa si parlava del famoso “quarto d’ora di celebrità” profetizzato da Andy Warhol, ora potremmo davvero pensare che siamo tutti in possesso delle nozioni basi, delle radici, dell’estetica necessaria a creare un contenuto video.

Imparare una disciplina

Non è tutto però.
Sicuramente serve una piccola leva che muova tutti gli ingranaggi, sopratutto quelli della consapevolezza, che ci porti a fare quello che spesso già facciamo ma sapendo cosa andremo a creare e sopratutto cosa potremo raccontare e in quale modo migliore.
Fare video con il cellulare, come dicono i più, oppure fare Mobile Videomaking, come diciamo noi che stiamo iniziando a divulgare questa disciplina è una cosa seria. Non si tratta di tirare fuori lo smartphone dalla tasca e con l’applicazione di turno fare un video più o meno bello, più o meno mosso.
Si tratta di capire gli strumenti, di capirne le enormi potenzialità e di applicarle alle storie che vogliamo raccontare: siano esse una festa di compleanno o una rivolta della primavera Araba.
Il Mobile Videomaking, seguito (o preceduto) a ruota dal Mobile Journalism sono materie ancora molto poco conosciute in Italia, ma si rivolgono ad un pubblico davvero vasto di persone: dal professionista, al giornalista, all’imprenditore, all’artista, al sociologo, alla casalinga… in comune una sola cosa: la voglia di raccontare una storia.

 

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