Facebook deve decidere da che parte stare.

Solo chi è così pazzo da pensare di cambiare il mondo lo cambia davvero.

Facebook deve decidere da che parte stare.

15 Settembre 2017 Around me Planet Tech 0

E’ successo ancora, l’ennesima volta in cui Facebook blocca un account, una pagina, o un post seguendo una non si sa bene quale logica in seguito alla segnalazione di molti utenti.
Quella della “rappresaglia” tra pagine, utenti e gruppi a suon di segnalazioni è un metodo ormai vecchio su Facebook utilizzato per screditare o comunque innervosire “l’avversario”. Questa volta protrebbe successo alla Pagina Facebook de “I Sentinelli di Milano” che nonostante la giovane età è ormai un gruppo storico e ben radicato sul territorio milanese in difesa della laicità dello stato, dei diritti civili e dell’antifascismo. Non mi soffermerò sulle diatribe che nelle ultime settimane hanno coinvolto I Sentinelli e parte del mondo “femminista” che si proclama “pro vita”. Diatriba che potrebbe essere alla base di quanto successo oggi con il blocco della pagina Facebook dei Sentinelli di Milano. Mi limito a dirvi che c’è in atto un esposto al Tribunale di Milano richiesto dai Sentinelli verso la “parte avversa”.

Non è questione di algoritmi (così avete detto)
Voglio soffermarmi invece su ciò che è accaduto all’interno del Social Network del “buon” Mark Zuckenberg. Voglio soffermarmi sul “blocco della pagina“.
Di segnalazioni più o meno valide il social network con 2 miliardi di utenti attivi ne riceve centinaia di migliaia al giorno e a moderare la gestione di queste segnalazioni c’è una “squadra” di 7.500 addetti. L’onere della moderazione non è direttamente gestito da Facebook, questi 7.500 addetti sono dipendenti di grandi società del comparto IT come Accenture, Arvato, BcForward e molte altre.
In un recente articolo su Valigia Blu è spiegato perfettamente come funziona il meccanismo.
Esistono si degli algoritmi, che riconoscono per esempio le foto di nudo, ma qualsiasi decisione finale sulla rimozione o meno di un contenuto oppure sul blocco o meno di un profilo o pagina viene rimandata ad un operatore. Uno di quei 7.500 addetti alla moderazione.
Quindi basta dare la colpa agli algoritmi, lo dicono fonti vicine, anzi dentro al meccanismo di moderazione (e Facebook non smentisce): la decisione finale è presa da un essere umano.

Facebook: decidi da che parte stare.
Ormai da anni, in occasione di ogni gay pride, di ogni momento importante per il riconoscimento dei diritti civili e in particolare del così detto “mondo LGBT” Facebook non è mai mancata all’appuntamento.
Emoticon arcobaleno, sfondi con la rainbow flag, presenza fisica di alcuni dipendenti ai pride di varie città…
Viene quindi da domandarsi da che parte stia il colosso della Silicon Valley.
Da una parte (quella pubblica) appoggia e sponsorizza battaglie per i diritti civili, dall’altra (quella privata delle nostre bacheche) blocca o ammonisce chi lotta per questi diritti e invece accetta e tollera chi semina odio, razzismo e violenza.
La questione LGBT è diventata una quesitone puramente pubblicitaria? Come è diventata tale anche la battaglia verso il “climate change” e verso la “svolta green” delle grandi multinazionali?
Il ragionamento sembra essere: “in pubblico DEVO appoggiare i diritti della comunità LGBT perché sono parte del mio pubblico e perché faccio la figura di quello moderno. Però poi nel mio privato, nel mio lavoro… chissenefrega, anzi, faccio quello che mi chiede la maggioranza degli utenti (vedi le segnalazioni di massa)“.

La questione italiana.
Quella della censura e delle segnalazioni non è una questione solo del nostro paese, in tutta Europa e in tutto il mondo si segnalano casi di mal gestione della situazione.
In Italia abbiamo una aggravante però.
Secondo l’articolo di Valigia Blu, e secondo le fonti molto dentro alla quesitone che sono state interpellate, la decisione finale sulla moderazione è sempre un’azione umana. Sarà sempre un operatore a prendere la decisione finale.
Nel caso dell’Italia nessun operatore dedicato alla moderazione dei contenuti segnalati è in Italia e lavora esclusivamente per la versione Italiana di Facebook.
Nel migliore dei casi sono ragazzi o ragazze Italiane, residenti da anni all’estero, che parlano due o tre lingue e che sono orami completamente estranee al contesto culturale del nostro paese, avendo così grandi difficoltà nel poter “comprendere” il reale contesto o significato di alcuni post.
Questo è il migliore dei casi, perché nella maggior parte invece, il personale addetto non è nemmeno Italiano, ma si limita semplicemente a parlare e leggere la nostra lingua.
Capite che così non si può andare da nessuna parte, sarà sempre più facile con questo meccanismo denigrare l’avversario incitando la nostra parte a segnalare in massa il suo profilo o pagina o post.
Facebook non è un gioco, è una cosa serie, e come tale ha la responsabilità morale di risolvere questa situazione e di decidere “da che parte stare”.

L’unica cosa che vi chiedo personalmente, se anche voi avete a cuore le istanze portate avanti dai Sentinelli di Milano, è di scrivere un post su Facebook simile a quello che ho scritto io questa mattina. Grazie.

 

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