Codice Fiscale per gli account “social”. Perché non può funzionare e perché può essere una buona idea.

Solo chi è così pazzo da pensare di cambiare il mondo lo cambia davvero.

Codice Fiscale per gli account “social”. Perché non può funzionare e perché può essere una buona idea.

6 Maggio 2019 Planet Tech 0

Appena ho letto della proposta del Deputato di Forza Italia Andrea Ruggieri di legare ogni profilo “social” ad un Codice Fiscale ho pensato che forse il Deputato non ha ben presente come funzioni la “vita in rete”.

Prima cosa: i vari servizi di Social Network sono erogati da diverse società, con sedi sparsi nel mondo e che non rispondono alle sole leggi Italiane (fanno fatiche a rispondere anche a quelle Europee, figuriamoci ad una richiesta del parlamento Italiano).
Se prendiamo in considerazione i social più comuni, abbiamo: Facebook, Instagram, Youtube, Linkedin e Twitter; cinque servizi erogati da quattro società. Bisognerebbe quindi convincere queste società a modificare una delle colonne portanti del loro business, l’anonimato, e convincerle tutte insieme.

Seconda cosa: i social di oggi, non sono tutti i social. Ammettiamo per un momento che il Deputato Ruggieri riesca a convincere quattro delle maggiori società al mondo ha sottostare ad una legge simile, questo non garantirebbe che gli utenti non migrino versi altri social, oppure che proprio sulla spinta di un sistema simile nascano nuovi strumenti, piattaforme o luoghi dove poter fare tranquillamente quello che facciamo ora su Facebook e simili nel più completo anonimato e intracciabilità.

Se gli utenti dei BigFive non apprezzassero questa norma potrebbero benissimo decidere di lasciare uno o più dei servizi social classici.
Questo oltre a fare un danno economico alle quattro società (motivo per cui difficilmente accetterebbero una proposta simile) innescherebbe una sorta di gioco a guardie e ladri; dove gli utenti scappano su un nuovo servizio e la richiesta di “Inserire il codice Fiscale” li insegue.

E già questa potrebbe essere la fine della storia, ma invece ho pensato che questa idea potrebbe essere qualcosa di molto interessante proprio per i BigFive (o four).

Prendiamo ad esempio Facebook.
Al momento tutti gli utenti possono fare quello che vogliono, e tutti gli utenti hanno stessa “reputazione”, “autorevolezza”, e “spazio”; al netto poi degli algoritmi personali di ognuno di noi che evidenziano contenuti dell’uno o dell’altro utente in base alla nostra profilazione.
Perché invece, visto che già Facebook sta lavorando molto e investendo tanti soldi per combattere le Fake News, non si potrebbe pensare ad un sistema in cui, più l’utente è verificato, più l’utente è “reale”; più di conseguenza acquisisca “autorevolezza”, “reputazione” e “spazio” all’interno del social network?

Un sistema quindi non più basato sui Like, ma su quanto un utente si espone per essere il più trasparente possibile. (Ovviamente tuti i dati rimarrebbero nel sistema e non sarebbero condivisi con gli altri utenti).
Mettiamola così, io Social Network (ed esempio Facebook), creo degli utenti “verificati”, “premium”, con una spunta verde, spunta gialla o senza spunta.
In base alla categoria o alla spunta che il mio profilo avrà saprò quanto quell’utente si è dimostrato “sincero” con il fornitore del servizio e avrò quindi una considerazione di lui più alta rispetto ai profili che non avranno la spunta oppure l’avranno di grado inferiore.
Lo stesso fornitore dei servizi dovrebbe poi nei propri algoritmi tenere presente della maggior “autorevolezza” di questi profili e dare maggior spazio ai contenuti prodotti da questi utenti, che essendo tracciabili, saranno più difficilmente contenuti falsi, denigratori o illegali.

Infine con un sistema del genere (ed ecco forse perché i BigFive faticano a implementarlo) potremmo incominciare anche a chiedere indietro il conto ai gestori dei social network. Saremmo disposti a lasciare ancora di più la nostra privacy nelle loro mani, ma così facendo, firmeremo indelebilmente ogni contenuto che creeremo e che metteremo sui loro sistemi, ogni contenuto sarà per sempre riconducibile a noi.
Contenuti che creano interazioni, movimento di dati e generazione di fatturato per le società che gestiscono questi servizi.
Sempre di più si avvicina il momento in cui Facebook, Twitter e compagni di network dovranno cominciare a fare i conti con noi, con la nostra giusta richiesta di essere parte del sistema economico in quanto primi produttori dei contenuti che loro stessi usano per fare fatturato. Siamo gli operai, la manovalanza di questi colossi che fatturano milioni e milioni di dollari grazie al nostro lavoro.

Se per essere quindi premiato e ricompensato per quello che giornalmente faccio per questi social network o semplicemente per riconoscere subito di quali utenti fidarmi di più o di meno, dovrò inserire il mio Codice Fiscale allora ci sto.
A questo punto però, che la seconda vita dei social network inizi sotto una luce diversa, i cui noi utenti e loro gestori, si diventi in un certo senso “soci”.

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