Longform interattivo · di Fabio Ranfi

Stesso articolo, quattro mondi.
Tu da quale entri?

Il testo è identico per tutte le generazioni. Cambia il vestito: colori, suoni, ritmo. Scegli il tuo e poi, se vuoi, prova anche gli altri.

Nessun dato viene salvato. La scelta serve solo a vestire la pagina. Il test finale è uguale per tutti, nessuno è avvantaggiato.

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Maghi dello smartphone
Longform

Sono maghi dello smartphone, ma non sanno usare il computer

Sanno modificare con l'AI una foto sul telefono in tre secondi e trovare un profilo TikTok in ancora meno, ma ignorano completamente come funzioni (e come si usi) un computer: sono i Nativi Digitali.

di Fabio Ranfi fabioranfi.it · Milano ⏱ 7 minuti di lettura

Provate a pensare all’ultima persona arrivata in ufficio. Fresca di laurea in comunicazione, o in scienze dello spettacolo, o in media digitali. La classica persona della Gen Z. Probabilmente ha un profilo Instagram curato, sa usare Canva, manda vocali e meme con naturalezza. Poi le chiedete di salvare un file in una cartella condivisa, o di riaprire un documento su un computer diverso da quello su cui ha lavorato ieri; e lì si ferma.

Non è un caso isolato, non è solo il vostro nuovo collega, questa è una tendenza documentata su scala globale e ha una definizione che suona come un ossimoro: analfabetismo informatico nella generazione più connessa della storia.

Prova sul campo n. 1

Da computer: fai clic con il tasto destro qui sotto. Da telefono: tieni premuto per un secondo.

Questa zona aspetta il tuo clic destro.

Il paradosso del Nativo Digitale

La narrazione degli ultimi vent’anni ci ha raccontato che i ragazzi nati dopo il 2000 sarebbero stati naturalmente a loro agio con la tecnologia. Nativi digitali, si diceva. I numeri raccontano qualcosa di diverso.

Secondo un’indagine Salesforce citata da FDM Group, solo il 32% della Gen Z si sente adeguatamente preparata per le competenze digitali essenziali richieste dal mondo del lavoro. Eppure questa generazione trascorre fino a otto ore al giorno connessa. Il problema non è la quantità di tempo online: è cosa ci fanno, con quali strumenti, e cosa non hanno mai imparato a fare.

Nextworks, società specializzata in formazione informatica aziendale, descrive il cambiamento con precisione chirurgica: si è passati da una velocità di digitazione di 60-100 parole al minuto a 20-40, spesso con due sole dita. L’uso del mouse e delle scorciatoie da tastiera, un tempo automatico, risulta goffo o lento. La navigazione tra cartelle e file — capire dove va a finire un documento, come si organizza un archivio, cosa significa salvare in locale rispetto al cloud — è una pratica quasi sconosciuta. Il modello mentale basato su “file, cartelle e programmi” è stato sostituito da quello “app e touch”. Nelle università, i dipartimenti tecnici segnalano matricole che non sanno usare il tasto destro del mouse. A scuola, molte persone preferiscono fotografare lo schermo del computer con il telefono piuttosto che esportare un file o inviarlo via email.

La tastiera rallenta

Velocità di digitazione, prima60–100 parole/min
Velocità di digitazione, oggi (spesso con due dita)20–40 parole/min

Fonte: Nextworks.

Il cambiamento è avvenuto tra il 2012 e il 2016, quando gli smartphone sono diventati capaci di coprire il 90% delle necessità quotidiane dei giovani. Contemporaneamente, le scuole hanno adottato dispositivi chiusi e basati sul web — iPad, Chromebook — che nascondono la struttura dei file. È venuto meno il computer fisso condiviso in famiglia, sostituito da dispositivi mobili individuali. E nessuno ha più insegnato cosa c’è sotto.

Anche uno studio Dell del 2023 aveva già fotografato il fenomeno: il 37% della Gen Z dichiarava che la propria formazione scolastica non li aveva preparati adeguatamente con le competenze tecnologiche necessarie per il lavoro, e il 44% affermava di aver acquisito solo competenze di base. Risultati sorprendenti, considerando che si tratta della prima generazione cresciuta completamente immersa nella tecnologia.

L’Italia si inserisce in questo quadro con un deficit strutturale ulteriore. Secondo il rapporto Istat “Cittadini e ICT 2025”, solo il 54,3% della popolazione tra i 16 e i 74 anni ha competenze digitali almeno di base: siamo al di sotto della media europea del 60%, con un obiettivo europeo dell’80% entro il 2030 che appare ancora lontano.

Quanto (poco) siamo preparati

Gen Z che si sente preparata sulle competenze digitali essenziali0%
Gen Z non preparata dalla scuola alle competenze tecnologiche per il lavoro0%
Gen Z con sole competenze di base0%
Italiani 16-74 anni con competenze digitali almeno di base0%
Media europea0%
Obiettivo europeo entro il 20300%

Fonti: Salesforce/FDM Group; Dell, 2023; Istat, Cittadini e ICT 2025.

Lo smartphone è lo strumento con cui quasi l’80% degli italiani accede a internet e per le giovani generazioni è praticamente l’unico. Uno strumento progettato per non richiedere nessuna comprensione di quello che c’è sotto: niente distinzione tra quello che è salvato sul dispositivo e quello che è altrove, nel cloud, niente cartelle o sottocartelle da ricordare, niente logica da imparare. Tocchi, scorri, ottieni. Il computer funziona invece diversamente, e nessuno lo ha spiegato ai più giovani, perché tutti davano per scontato che lo sapessero già.

Tocchi, scorri, ottieni.

Il computer come totem del lavoro

GDMGabriele Di Matteo
Gabriele Di Matteo
Giornalista e reporter esperto di tecnologia

Gabriele Di Matteo, giornalista e reporter esperto di tecnologia, ha seguito fin dalla nascita di internet la diffusione e la divulgazioni degli strumenti digitali - alcuni si ricorderanno del programma Netc@fè andato in onda intorno al 1998 su Telelombardia - ora segue molto da vicino lo sviluppo digitale e tecnologico in Asia ed in particolar modo in Cina.

Messaggio vocale
«Nella sola regione del Guangdong, quella che chiamano la fabbrica del mondo, ci sono circa 5.000 ingegneri.» ci spiega Di Matteo «In Italia, nell’anno accademico 2024/2025, solo il 28% degli iscritti universitari ha scelto invece materie STEM, una percentuale ferma da anni nonostante la domanda del mercato del lavoro continui a crescere.»

Ma il punto per Di Matteo va oltre i numeri.

«Il telefono è diventato un oggetto identitario, di condivisione, di complicità tra giovani. Il computer no. Il computer è il totem del lavoro, della fatica. Avvicinarsi a uno schermo fisso, accenderlo, orientarsi tra le finestre aperte: è un percorso che richiede uno sforzo che nessuno ha mai chiesto loro di fare, e che nessuno li ha mai aiutati a fare.»

Il computer è il totem del lavoro, della fatica.

La scuola che ha delegato

GTGiorgio Taverniti
Giorgio Taverniti
Esperto di comunicazione digitale e formazione

Giorgio Taverniti, esperto di comunicazione digitale e formazione, non ha dubbi sulla responsabilità: non è dei ragazzi, è del sistema che avrebbe dovuto formarli.

Prova sul campo n. 2

Scrivi una M maiuscola nella casella. La pagina capirà se hai usato Shift o Caps Lock.

E quindi adesso? Facciamo l’ennesimo corso?

Le aziende, le organizzazioni, gli enti si stanno quindi ora ponendo questa domanda: chi deve adattarsi a chi?

Togliamo computer e processi informatici per andare incontro alle nuove generazioni o dobbiamo fare l’ennesimo corso per i nostri giovani dipendenti?

Secondo la ricerca di FDM Group il 76% delle imprese ritiene che questo divario incida sulla propria produttività. Assumono persone che faticano a usare gli strumenti su cui hanno investito. La formazione interna però costa. Il tempo costa.

Non esiste una risposta semplice. Taverniti dice che la formazione oggi non è più un corso da fare una volta: è un processo continuo, che richiede alle persone di metterci le mani, sbagliare, capire. Le persone che evitano il computer non sono pigre, sono state formate - dal mercato e dalla scuola - per consumare tecnologia, non per usarla.

La differenza può sembrare sottile, ma nel lavoro si fa sentire forte e chiara.

E tu, a che livello sei?

Dieci domande, identiche per tutte le generazioni. Nessun trucco, nessun tempo limite. Alla fine scopri il tuo livello di informatizzazione.